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TORINO - 15/12/2011MOSTRE/EVENTI

La rivoluzione di Steve Jobs

Si è aperta il primo dicembre al Museo delle Scienze “Steve Jobs 1955-2011”, prima mostra italiana dedicata al ‘visionario’ californiano padre della Apple, scomparso il 5 ottobre scorso. L’hanno organizzata il gruppo torinese BasicNet e l’assessorato alla Cultura della Regione. Ospitata al secondo piano del palazzo ripercorre la storia umana e professionale di Steve Jobs, dalla fondazione della Apple nel 1976 grazie alla vendita del suo amato furgone Volkswagen, al licenziamento nel 1986, alla riconquista della società dieci anni dopo. In esposizione anche gli oggetti che hanno fatto la storia dell’informatica, l’introvabile Apple 1 – che il presidente di BasicNet Marco Boglione si è aggiudicato da Christie’s per 157 mila euro – all’iMac, fino ai recenti iPod, iPhone e iPad. E’ anche riprodotto fedelmente lo storico garage di Palo Alto dove il giovane Steve Jobs maturò come imprenditore, pieno dei dischi di vinile che ascoltava - Bob Dylan, Beatles, Janice Joplin, Bach – e dei libri che leggeva, cultura hippy, zen, Buddha, elettronica.

Durante l’incontro di presentazione della mostra Marco Boglione ha ammesso di essere più un fan della Microsoft che della Apple, ma soprattutto di essere un fan dei microcomputer e della microinformatica. “La mia azienda – ha raccontato – è passata dal Maglificio Calzificio Torinese a BasicNet, dai telai tessili ai computer. E lo devo anche a personaggi come Steve Jobs”. Perché Boglione, quasi coetaneo di Jobs, negli anni ’70 guardava oltre oceano, al rock e alla rivoluzione che esplodeva nella Silicon Valley. “Fu allora – ammette – che cominciai a pensare al futuro della mia azienda. Non volevo solo fare magliette”. Ha fatto insomma un passo avanti culturale, “con passione, arte e amore”, come insegnava Jobs. Il quale, dice Boglione, dovrebbe essere da incoraggiamento per i giovani, che devono “pensare che c’è un modo diverso di fare business rispetto a quello che si crede”, un business etico. E “si diventa come Jobs credendoci e volendolo fare”. “Jobs non ha fatto molti business plan – aggiunge Boglione – semplicemente ha avuto fiducia in se stesso”. E’ stato avvantaggiato da un ambiente favorevole, gli Stati Uniti degli anni ‘70: “Se fosse nato in Italia non avrebbe avuto le stesse opportunità”. Massimo Temporelli, curatore della mostra, ha parafrasato un modo di dire di Jobs per spiegare il miracolo di una mostra organizzata in poco tempo. “Solo chi è così folle da credere di riuscire a organizzare una mostra del genere in due mesi – ha detto – alla fine riesce a farlo”. Temporelli spiega che è una mostra delle intuizioni di Jobs, che “ha fatto fare un salto di qualità non solo all’informatica ma anche alla musica, al cinema e ai giornali”. “Ha cambiato il modo di pensare, chiedeva ai suoi collaboratori di ammaccare l’universo”. L’assessore regionale alla cultura Michele Coppola l’ha definita “un tributo, più che una mostra”. E ha annunciato l’intenzione di portare sotto la Mole il prossimo anno, quando il monumento di Antonelli compirà 160 anni, il museo della rivoluzione informatica, per la cui realizzazione è a caccia di partner. Steve Jobs era un’icona già da vivo, ancora più lo è dopo la morte. Ma questa mostra non vuole solo celebrarlo. “Mi piacerebbe – conclude Marco Boglione – che fosse un’icona anche per quel ragazzo che vuole cambiare il mondo senza che il mondo cambi lui”. Proprio come è successo a Steve Jobs.











La mostra è aperta al pubblico da venerdì 2 dicembre a domenica 26 febbraio 2012 (lunedì-domenica 10-19; chiusa il martedì). Visite guidate per gruppi e scolaresche e laboratori didattici su prenotazione (011.4326307/6334/6337 – didattica.mrsn@regione.piemonte.it).
Sono previsti incontri serali a tema.

“Steve Jobs 1955-2011”
Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino
2 dicembre – 26 febbraio 2012
Info: 011.432.6354 www.mrsntorino.it
Aperto tutti i giorni, tranne il martedì con orario 10.00 – 19.00



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