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TORINO - 14/04/2012RECENSIONI

C’era una volta una mucca di mare…

di Silvia Cestari

La mostra Tales of a Sea Cow, progetto multimediale di Etienne de France, a cura di Annick Bureaud, in esposizione al Pav fino al mese di giugno, si può considerare un passo ulteriore nell’ambito della linea sperimentale condotta dal Parco Arte Vivente e dal suo fondatore Piero Gilardi, volta a produrre nuove idee, pertinenti all’area teorico-esperienziale della Bio Arte. La mostra si configura come un romanzo a tesi, argomentato da contributi video, installazioni sonore, reperti archeologici e mappe relative all’estinzione della Ritina di Steller, dal nome del naturalista Georg Wilhelm Steller, che per primo avvistò il mammifero marino nelle acque dello Stretto di Bering nel 1741. La pacifica ‘mucca di mare’, appartenente alla famiglia dei Dugongidi (Hydrodamalis gigas), fu dichiarata estinta nel 1768, dopo essere stata massacrata per la sua carne e il suo grasso.

Storia di per sé leggendaria resa ancor più mitica dalla trasposizione fantascientifica di Etienne de France, giovane artista francese, residente da alcuni anni a Reykjavik in Islanda, luogo estremo, insieme alla Groenlandia teatro delle vicende descritte nel racconto.

Protagonisti del video, emblematico dell’intero progetto, la voce narrante, alcuni pescatori che testimoniano di remoti avvistamenti e due scienziati che rilevano e tentano di decodificare le tracce sonore della Ritina di Steller.

Una sceneggiatura articolata su vari registri: documentario, ironico, scientifico, affabulatorio che intende superare ciò che sociologi ed antropologi definiscono l’afasia del linguaggio contemporaneo, recuperando lo svolgimento diacronico della narrazione e la sua dimensione immaginaria, fantastica, quale antitesi al catastrofismo nichilista dell’informazione di massa.

Etienne de France insiste sulla necessità di abbandonare preconcetti consolidati che pongono l’uomo al centro del cosmo, critica il progressivo antropomorfismo che l’homo faber prima, poi scalzato da colui che il sociologo Zygmunt Bauman definisce l’homo consumens, hanno imposto all’ambiente in virtù del diritto inalienabile di soddisfare i propri bisogni primari: nutrirsi, garantire la conservazione della specie e, in subordine, strumentalizzare la teriosfera, controllare gli eventi, sovvertire le leggi naturali, intervenire sui processi evolutivi in maniera indiscriminata.

L’antropocentrismo, reso esplicito da un sistema mercantilistico e consumistico, messo in crisi negli ultimi anni tra l’altro da tesi filosofiche inerenti il relativismo storico e il pensiero debole, viene ulteriormente confutato da un ribaltamento di prospettiva che mette sullo stesso piano tutti gli esseri viventi e in particolare attribuisce agli animali la stessa capacità critica dell’essere umano.

Anche l’allestimento contesta per forma e contenuti quell’esprit de système “ossia la tenacia a negare l’evidenza in favore di una teoria precostituita” (M. Moneti), tipica della cultura positivistica occidentale del XX secolo, adottando una struttura modulare, non rigida, con postazioni interattive per la visualizzazione dei flussi sonori (catagrammi), adatta a differenti spazi espositivi e alle caratteristiche spaziali del Pav.

Ne deriva un percorso sensoriale prima che logico e concettuale, che si rivolge a svariate fasce di pubblico e mira a sdrammatizzare con ironia certe posizioni troppo dogmatiche e speculative.

Un gioco dunque, in quanto tale da prendere sul serio, se si vogliono mettere in discussione modelli di sviluppo ormai inadatti a recuperare un sistema di relazioni spontanee, semplici, sostenibili, nel rispetto dell’ambiente e di tutte le forme di vita che lo compongono.

Alla forte valenza didattica dell’allestimento va aggiunto il grande impegno profuso dal dipartimento per le Attività Educative e Formative del museo, coordinato da Orietta Brombin, per rendere le esposizioni sempre più accessibili, in particolare ai visitatori non vedenti e ipovedenti, in collaborazione con la divisione Affari e Politiche Sociali del Comune di Torino. Proseguendo l’indagine sull’alterità, si terrà nel mese di luglio il workshop aperto al pubblico Gulliver’s Travel per ragionare sul tema del viaggio ispirandosi al romanzo di Jonathan Swift. Concluderà la programmazione di attività correlate alla mostra il laboratorio Noi come animali condotto da Piero Gilardi, sabato 2 giugno.

Etienne de France. Tales Of a Sea Cow
Fino al 24 giugno 2012
Orario: da mercoledì a venerdì, 13 – 18; sabato e domenica, 12 – 19
Mostra a cura di Annick Bureaud
PAV Parco Arte Vivente
Via Giordano Bruno 31 - 10134 Torino


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Tales of a Sea Cow


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