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TORINO - 27/03/2013MOSTRE/EVENTI

Seduzione del disegno per i 150 anni GAM

Per onorare l’apertura del “Gabinetto Disegni e Stampe” dove la Galleria d’Arte Moderna festeggia i 150 anni dell’istituzione (parleremo più avanti), il battesimo di tutto questo viene tenuto dalla mostra: “La seduzione del disegno”, composta da cartoni acquarelli e dipinti conservati alla Gam. L’esposizione, curata da Virginia Bertone, propone una selezione di circa 140 fogli concentrati sulla parte più antica della raccolta, che va dagli ultimi decenni del Settecento fino al Novecento. Si va dai disegni a penna di Pietro Giacomo Palmieri, agli acquerelli di Giuseppe Pietro Bagetti, dai taccuini di Massimo d’Azeglio ai carboncini di Antonio Fontanesi, e poi ancora i lavori di Domenico Morelli e Leonardo Bistolfi. Il tutto sarà visitabile al primo piano della Gam di Torino nell’area Exhibition fino al 5 maggio. Come dicevamo in apertura, questa esposizione fa da coronario all’apertura dello spazio destinato alla conservazione al deposito e consultazione dell’immenso patrimonio grafico (oltre trentanovemila esemplari di rara fattezza) della proprietà della Gam: grazie al sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, questo patrimonio finora sconosciuto al vasto pubblico è consultabile previa apertura su appuntamento. La garanzia della fattibilità è fornita dal contributo della Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris. Come è composto questo fondo dei disegni e stampe che dal 7 marzo è consultabile? La tipologia dei materiali presenti è molto varia: la parte più consistente è rappresentata da incisioni ed acquerelli su fogli sciolti o riuniti in album, le acqueforti originali di Giovanni Battista De Gubernatis - colui che nel 1835 donò oltre ottocento delle sue opere al Municipio di Torino dando il via nel 1863 all’istituzione del Museo Civico - antiche stampe fotografiche, libri d’artista, manifesti. Altro documento eccellente che costituisce la storia dell’arte italiana è lo studio di Umberto Boccioni “La città che sale”. Uno dei pezzi più antichi e pregiati conservati è il dagherrotipo del 1839 di Enrico Jest (Veduta della Gran Madre di Dio in Torino) che si può definire il vero e proprio incunabolo per la storia della fotografia in Italia. Dopo il lascito di De Gubernatis, la crescita dell’istituzione avvenne, oltre agli acquisti, anche attraverso la sensibilità e generosità di grandi e pregevoli donazioni, come quelle di Emanuele d’Azeglio (1876), Giovanni Avondo (1911), Ruy d’Andrade (1931) fino a quelle più recenti avvenute nel 1998 di Domenico Soldiero Morelli. Il progetto è formulato da Virginia Bertone (conservatore e responsabile delle collezioni Gam), la quale nel 2009 ha curato per la casa editrice Olsehki il doppio volume “Disegni del XIX secolo della Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino”. L’allestimento è stato eseguito dallo studio Simonetti Faletti.















Al secondo piano fino al 9 giugno viene allestito per la sezione “Wunderkammer” lo spazio che il museo dedica a disegni, acquerelli, grafiche e incisioni dall’Ottocento al Novecento: questa è la volta del pittore alessandrino Giovanni Migliara, con una serie di capolavori che l’artista espose nei primi decenni dell’Ottocento alla Brera di Milano. Il tutto curato da Monica Tomiato.

Il terzo appuntamento della seconda edizione di “Vitrine”, è dedicato alla giovane ricerca artistica sviluppatasi in Piemonte. Nell’occasione viene messa in mostra l’arte della giovane artista biellese Sara Enrico che porrà in risalto il frutto di una giusta miscela tra pittura-artigianato tessile e nuove tecnologie: il tutto sarà visitabile fino al 18 aprile, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Gianfranco Piovano


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