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TORINO - 05/05/2014MOSTRE/EVENTI

Televisori e nuvole alla Fondazione 107



Fondazione 107
, inaugura la stagione primaverile con due mostre:
- SCHERMI DELLE MIE BRAME
il televisore come soggetto e oggetto nelle opere di una collezione privata a cura di Ivana Mulatero
e Francesco Poli
- CIELI a cura di Federico Piccari


SCHERMI DELLE MIE BRAME
a cura di Ivana Mulatero e Francesco Poli

Fondazione 107 presenta una raccolta di circa settanta opere che una coppia di collezionisti torinesi ha riunito nel corso di un’appassionata ricerca, sulla recente iconografia del televisore nelle arti visive, retaggio in special modo del ruolo egemonico assunto dall’immaginario televisivo nella
società odierna.
La collezione, nasce sul finire del decennio Ottanta e giunge fino ai giorni nostri con la particolarità che nessuna opera è mai stata commissionata direttamente agli artisti.
Dipinti, fotografie, disegni, video e piccole installazioni, configurano da un punto di vista dei linguaggi espressivi la complessità monotematica della collezione, a cui fa da contrappunto la costellazione di protagonisti della storia dell’arte contemporanea internazionale, quali ad esempio Marcel Dzama, Tony Oursler, Joe Tilson, Euan Mcdonald, Steven Meek, Martin Noll, Beate Spalthoff, Christian Rainer, Bob & Roberta Smith, Kocheisen + Hullmann e William Klein.
Al loro fianco si aggiungono gli esponenti dell’arte italiana, a cominciare dalle mitiche tele emulsionate da Mario Schifano, datate sul finire degli anni Sessanta, con le quali la presenza filmica e televisiva “glamourizza” gli scontri in piazza del maggio francese. Risalendo la china degli
anni si raccolgono varianti sul tema della scatola catodica offerte da numerosi altri artisti sensibili al soggetto, tra i quali si segnala Salvo, Aldo Mondino, Giorgio Avigdor, Marco Nereo Rotelli, Fausto Gilberti, Flavio Favelli, Daniele Galliano, Marzia Migliora, Gabriele Picco, Laboratorio Saccardi, Nicus Lucà, Coniglio Viola e Maurizio Vetrugno, fino ad includere giovani artisti emergenti come Laurina Paperina, Andrea Facco, Ramona Vada, Gec, Maria Domenica Rapicavoli, Marco Calò e molti altri.
La collezione si fa interprete di un momento della ricerca artistica italiana che, a metà degli anni Ottanta, ha visto emergere un fenomeno pittorico chiamato Medialismo, dalle particolari connotazioni in ambito torinese. Nella città in cui nasce l’Arte Povera, due decenni dopo cresce in
ambito medialista una nuova generazione pittorica. Gli esponenti più accreditati sono tutti presenti in collezione con opere tra le più rappresentative del movimento, a cominciare dalla triade pionieristica composta di Bruno Zanichelli, Raffaello Ferrazzi (ormai entrati nella leggenda per la promettente carriera prematuramente interrotta), e Pierluigi Pusole, unico “testimone” della scomparsa compagine e primo giovane artista torinese a varcare i padiglioni della Biennale di Venezia nel giugno 1990 e con il quale si consacra ufficialmente il Medialismo. Alla pattuglia dei “magnifici tre”, che per loro formazione e ricerca si è rivolta allo strumento televisivo senza alcuna mediazione accademica ma passando attraverso le fanzine, la pubblicità, il writing urbano e la
musica underground, si aggiungono le firme di Stefano Pisano, Enrico De Paris, Sergio Cascavilla, Ronald Victor Kastelic.
Come naturale evoluzione, il televisore viene molto spesso interpretato come mezzo che comunica non tanto e non solo immagini, ma anche stati d’animo, angosce, solitudini ed incomunicabilità, oltre a testimoniare episodi del sociale e momenti di denuncia, fino ad arrivare a comporre una
rappresentazione dell’ambiente familiare, quieto ma denso d’incognite, come narrano le opere di Laura McCafferty e di Caroline Walker
“Schermi delle mie brame”, titolo della mostra con cui si presenta per la prima volta al pubblico la raccolta, richiama la duplice intenzione di comprendere sia la funzione contemporanea del televisore quale spirito oracolare e modellizzante dell’identità singola e collettiva, sia il
rispecchiamento dei collezionisti stessi per i quali il raccogliere e l’accumulare è valso come un esercizio estetico di riflessione sulla contemporaneità.
Ora è giunto il tempo che il testimone di una collezione imperniata sul binomio Arte & Televisori passi di mano ed incontri altri appassionati impegnati ad infondere energia e mezzi per un’evoluzione ed espansione della raccolta, integrandola con opere d’artisti internazionali già
ampiamente storicizzati, quali ad esempio Nam June Paik, Andy Warhol, Michelangelo Pistoletto, Gary Hill, Renée Green, Stan Douglas, Georgina Starr, Andreas Schulze, Julia Sheer, Fabrizio Plessi, Ugo Nespolo tanto per citare le figure principali che si sono misurate con lo straordinario
strumento della scatola catodica.




CIELI
a cura di Federico Piccari

Nel corso del '900 per molti artisti il cielo diventa soggetto: sono questi gli artisti presenti in mostra, ognuno con un percorso individuale ben definito così come le tecniche utilizzate: fotografia, pittura, installazione.
La mostra cieli è concepita come una grande installazione e si contestualizza nel territorio urbano del nostro vissuto quotidiano, luogo frequentato sempre più assiduamente da individui che fanno del cellulare il mezzo di comunicazione per eccellenza, non importa l’età anche se i più sono giovani, anzi giovanissimi. Parola d’ordine: comunicazione digitale.
E la postura? Avete osservato che sempre più sovente camminiamo con le spalle curve, lo sguardo chino, quasi con caricato addosso tutto il peso del mondo. Viviamo tempi difficili e questi due comportamenti hanno in comune lo sguardo rivolto verso il basso, segno da sempre di un
atteggiamento remissivo, di sospetto, diffidenza, di difficoltà. Di qui la necessità di alzare lo sguardo, di guardare verso l’alto, verso il cielo, di spostare il nostro punto di vista verso una nuova prospettiva e di trarre da ciò nuova energia.
La mostra “Cieli” vuole donarci una suggestione, renderci maggiormente consapevoli, incidere in modo positivo sul nostro modo di guardare. Farci riscoprire un altro punto di vista, modificare la nostra visione, costringerci ad alzare lo sguardo variando il nostro piano prospettico.
La stanza centrale di Fondazione 107 si apre ad una grande installazione che trasforma lo spazio in un grande abbraccio, inducendo il visitatore ad una visione verso l’alto, a 360° e da nord a sud.
Il cielo di strada ne ha fatta tanta; Giotto ha aperto la via al rinascimento dipingendo un cielo realista a sfondo dei propri dipinti in sostituzione dei fondali dorati. Con questa operazione ha definito chiaramente il mondo dei vivi dal regno dei cieli e ha reso più reali e influenti i personaggi biblici posizionandoli in un territorio ben delimitato “il cielo”. Non a caso nel Padre Nostro ancora oggi diciamo “Padre Nostro che sei nei cieli”.
Gli artisti in mostra con strade e intenzioni differenti hanno ulteriormente ridefinito il ruolo del cielo sostituendolo da sfondo a soggetto, quale elemento unico e primario, protagonista nelle loro opere.
Gli artisti presenti in mostra sono: auroraMeccanica, Delfina Camurati, Akos Czigany (Ungheria), Antonio Carena, Angiola Gatti, Gioberto Noro, Geoffrey Hendricks (USA), Francesco Nonino, Talgat
Asyrankulov (Kirgyzstan).

SCHERMI DELLE MIE BRAME
a cura di Ivana Mulatero e Francesco Poli
CIELI
a cura di Federico Piccari

8 maggio – 20 luglio 2014
Inaugurazione giovedì 7 maggio dalle ore 18.00
Fondazione 107, Via Sansovino 234 Torino
giovedì - venerdì – sabato – domenica 14.00 - 19.00
Ingresso 8 euro – 5 euro ridotto (dai 12 ai 18 anni)
Ingresso gratuito sino ai 12 anni e per i possessori di Abbonamento Musei Piemonte
Per informazioni:
tel. 011 4544474
info@fondazione107.it
 

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